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Un Sogno Italiano martedì, 19 febbraio 2019 ultimo aggiornamento

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Non è la libertà che manca,
mancano gli uomini liberi

(Leo Longanesi, 1956)

 

I ladri di beni privati

passano la vita in carcere

e in catene, quelli di beni pubblici

nelle ricchezze e negli onori

(Marco Porcio Catone)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FRAMMENTI DI RIFLESSIONI

del Prof. Avv. Pietrangelo Jaricci

 

Giustizia amministrativa

L’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, con una convincente sentenza, ha affrontato lo spinoso problema relativo all’impossibilità di esecuzione in forma specifica del giudicato amministrativo, enunciando una serie di principi di diritto, tutti sorretti da adeguata motivazione, che meritano di essere integralmente riportati.

1. Dal giudicato amministrativo, quando riconosce la fondatezza delle pretesa sostanziale, esaurendo ogni margine di discrezionalità nel successivo esercizio del potere, nasce ex lege, in capo all’amministrazione, un’obbligazione, il cui oggetto consiste nel concedere “in natura” il bene della vita di cui è stata riconosciuta la spettanza.

2. L’impossibilità (sopravvenuta) di esecuzione in forma specifica dell’obbligazione nascente dal giudicato – che dà vita in capo all’amministrazione ad una responsabilità assoggettabile al regime della responsabilità di natura contrattuale, che l’art. 112, comma 3, c.p.a. sottopone peraltro ad un regime derogatorio rispetto alla disciplina civilistica – non estingue l’obbligazione, ma la converte, ex lege, in una diversa obbligazione, di natura risarcitoria, avente ad oggetto l’equivalente monetario del bene della vita riconosciuto dal giudicato in sostituzione della esecuzione in forma specifica; l’insorgenza di tale obbligazione può essere esclusa solo dalla insussistenza originaria o dal venir meno del nesso di causalità, oltre che dell’antigiuridicità della condotta.

3. In base agli articoli 103 Cost. e 7 c.p.a., il giudice amministrativo ha giurisdizione solo per le controversie nelle quali sia parte una pubblica amministrazione o un soggetto ad essa equiparato, con la conseguenza che la domanda che la parte privata danneggiata dall’impossibilità di ottenere l’esecuzione in forma specifica del giudicato proponga nei confronti dell’altra parte privata, beneficiaria del provvedimento illegittimo, esula dall’ambito della giurisdizione amministrativa.

4. Nel caso di mancata aggiudicazione, il danno conseguente al lucro cessante si identifica con l’interesse c.d. positivo, che ricomprende sia il mancato profitto (che l’impresa avrebbe ricavato dall’esecuzione dell’appalto), sia il danno c.d. curricolare (ovvero il pregiudizio subìto dall’impresa a causa del mancato arricchimento del curriculum e dell’immagine professionale per non poter indicare in esso l’avvenuta esecuzione dell’appalto). Spetta, in ogni caso, all’impresa danneggiata offrire, senza poter ricorrere a criteri forfettari, la prova rigorosa dell’utile che in concreto avrebbe conseguito, qualora fosse risultata aggiudicataria dell’appalto, poiché nell’azione di responsabilità per danni il principio dispositivo opera con pienezza e non è temperato dal metodo acquisitivo proprio dell’azione di annullamento  (ex art. 64, commi 1 e 3, c.p.a.), e la valutazione equitativa, ai sensi dell’art. 1226 cod. civ., è ammessa soltanto in presenza di situazione di impossibilità – o di estrema difficoltà – di una precisa prova sull’ammontare del danno.

5. Il mancato utile spetta nella misura integrale, in caso di annullamento dell’aggiudicazione impugnata e di certezza dell’aggiudicazione in favore del ricorrente, solo se questo dimostri di non aver utilizzato o potuto altrimenti utilizzare maestranze e mezzi, in quanto tenuti a disposizione in vista della commessa. In difetto di tale dimostrazione, può presumersi che l’impresa abbia riutilizzato o potuto riutilizzare mezzi e manodopera per altri lavori, a titolo di aliunde perceptum vel percipiendum (Cons. Stato, Ad. plen., 29 marzo – 12 maggio 2017, n. 2, con commento di D. Ponte, in Guida dir., n. 24/2017, 95 ss.).

La sentenza in oggetto risolve un problema di carattere generale al quale i giudici amministrativi non sempre hanno riservato la dovuta, preminente attenzione, quello cioè di impedire che siano comunque disattese le legittime aspettative del cittadino specie in presenza di un giudicato.

* * *

Elezioni europee

“Diventeremo anche post europeisti dopo essere stati post tutto? Le elezioni europee del 23 maggio sono elezioni speciali in un tempo speciale. Rispetto alle precedenti la tensione è diversa, la confusione imperversa. Secondo i sondaggi non è previsto un sovvertimento degli equilibri, molto peggio. Potrebbe essere una rivoluzione… Il compromesso storico all’europea è a forte rischio” (D. Pardo, Il Parlamento UE sarà una maionese, L’Europeo, n. 3/2019, 17).

Ma non sarebbe forse opportuno parlare anche di possibile rischio di ingovernabilità che potrebbe coinvolgere parte degli Stati europei?

* * *

Palazzo Spada: venti di tempesta

È apparso su il Fatto Quotidiano del 4 febbraio 2019 (pagg. 6, 7) l’articolo “Consiglio di Stato, una catena di affetti”, a firma di Giorgio Meletti, con annesso eloquente materiale iconografico, che non può non aver provocato generale sdegno e disgusto più che giustificati.

La massima magistratura amministrativa viene definita “un piccolo mondo antico dove poche decine di persone detengono la più impressionante concentrazione di potere oggi esistente in un Paese moderno”.

Vengono, quindi, forniti nominativi di personaggi coinvolti a vario titolo in episodi di estrema gravità che gettano ombre sinistre sul già dissestato Palazzo Spada, “un mondo fatato in cui un gruppo di sacerdoti intoccabili le leggi se le scrive, se le interpreta e se le applica”, incurante di tutto e di tutti.

Ma da tempo il cittadino comune si pone necessariamente la domanda se si può ancora nutrire fiducia nella giustizia se la stessa viene impunemente gestita da personaggi adusi ad ogni sorta di compromesso, senza necessità di attendere, come risposta, “l’ardua sentenza dei posteri”.

Ogni ulteriore commento appare a dir poco superfluo.

* * *

In ricordo di Eluana Englaro

Il 9 febbraio 2009 spirava Eluana Englaro, da diciassette anni in stato vegetativo, vittima delle incongruenze (chiamiamole pure così!) che sistematicamente affliggono il nostro Paese.

19 febbraio 2019

 

C’è un rinoceronte “dimenticato” al Foro Romano

di Salvatore Sfrecola

 

C’è un rinoceronte nel Foro Romano. Nessuna paura. Lì, sotto l’arco di Giano, in vista del Tempio di Vesta, accanto alla Chiesa di San Giorgio al Velabro, l’Rhinoceros unicornis, il grosso mammifero, comune all’India ed all’Africa, è stato collocato in occasione dell’inaugurazione del Palazzo Rhinoceros, l’immobile storico che la Fondazione Alda Fendi ha acquistato dal Comune di Roma.

A conclusione della manifestazione, tuttavia, il rinoceronte è rimasto al suo posto, abbandonato, nonostante le proteste dei residenti del quartiere per i quali la presenza di quella sagoma altera la magnifica armonia del Foro, dove la Roma repubblicana s’incontra con i ricordi dell’impero dei Cesari.

Si sono rivolti al Comune che sembra incapace di intervenire. Incredibile, ma la risposta degli uffici, in puro burocratese, è stata consegnata in un comunicato nel quale si legge che “lo scrivente ufficio si è limitato ad autorizzare esclusivamente il posizionamento di strutture tecniche funzionali alla realizzazione dell’evento”. Incredibile, senza il senso del ridicolo e senza timore di dimostrare crassa ignoranza delle regole del diritto, perché la rimozione del rinoceronte avrebbe dovuto essere prevista nell’autorizzazione a collocarlo nel Foro, come clausola necessaria di riduzione in pristino di un’area archeologica tutelata della quale veniva temporaneamente consentita l’utilizzazione da parte di un privato interessato a godere dello straordinario ambiente storico artistico.

Sono passati quattro mesi invano. Con una sola conclusione. Chi di dovere non conosce le regole della gestione dei beni pubblici e del bilancio del Comune di Roma sul quale non possono gravare spese non finalizzate ad interessi dell’Amministrazione capitolina. Pertanto, se le spese di rimozione non fossero state comprese tra le clausole del provvedimento di autorizzazione, poche o tante che siano, e dovessero ricadere sul bilancio comunale, cioè sui cittadini dell’Urbe, ci troveremmo di fronte ad un caso di scuola di danno erariale causato con dolo o colpa grave da un pubblico dipendente, perseguibile ad iniziativa della Procura regionale della Corte dei conti per il Lazio.

19 febbraio 2019

 

 

 

CIRCOLO DI CULTURA

 E DI EDUCAZIONE POLITICA

REX

“il più antico Circolo Culturale della Capitale”

71° CICLO di CONFERENZE 2018-2019

***

“La Costituzione, già riformata in peggio dal centrosinistra corre il rischio di ulteriori peggioramenti, lesivi delle prerogative del Parlamento e dei diritti delle minoranze”

 

Su questi temi parlerà

Domenica 24 febbraio alle ore 10.30

Il Prof. Avv. Salvatore Sfrecola

“RIFORMA COSTITUZIONALE: come, quando, perché”

***

Sala Roma presso “Associazione Piemontesi a Roma”,

via Aldrovandi 16 (ingresso con le scale), o 16/B (ingresso con ascensore)

raggiungibile con le linee tramviarie “3” e “19” ed autobus, “910”,” 223”, ”52” e “ 53”

 

 

 

Governo ad alta tensione

di Salvatore Sfrecola

 

Matteo Salvini non perde occasione per ribadire che le elezioni in Abruzzo sono amministrative e non mettono in discussione l’alleanza di governo. Lo ha detto da ultimo anche a Porta a Porta intervistato a caldo da Bruno Vespa, che ha cercato in tutti i modi di fargli dire che il risultato elettorale non può non contare nel rapporto tra Lega e Movimento 5 Stelle.

Domenica prossima ci sarà un nuovo test, in Sardegna, sul quale da tempo il M5S dice di non fare nessun conto, che prevede una sconfitta ancora più ampia di quella in terra d’Abruzzo. Elezioni regionali certamente ma che hanno assunto un valore di verifica della politica del governo gialloblù, attestata dall’impegno dei leader nazionali che si sono spesi senza risparmio durante la campagna elettorale. Di Maio, Di Battista, Berlusconi e la Meloni hanno, come Salvini, soggiornato a lungo in Abruzzo per dar man forte ai candidati dei rispettivi partiti. Meno presenti i leader del Partito Democratico impegnati nella campagna delle primarie.

È un dato importante quello dell’Abruzzo perché dimostra come gli italiani siano stati convinti all’azione politica di Salvini in un settore, quello dell’ordine pubblico, che evidentemente è da tempo sentito dall’opinione pubblica e strettamente collegato alla immigrazione incontrollata che genera insicurezza. L’insuccesso del M5S, dice il sottosegretario agli esteri Di Stefano ad Omnibus, la trasmissione di approfondimento de La7, è soprattutto un problema di comunicazione, nel senso che Di Maio e soci non sarebbero stati capaci di far percepire dall’opinione pubblica l’importanza delle iniziative che il governo ha assunto su sollecitazione del Movimento e che costituiscono espressione tradizionale del suo programma politico, dal reddito di cittadinanza alla legge anticorruzione, alla riduzione delle pensioni “d’oro”, insomma alla lotta alla povertà della quale il governo tanto si gloria.

Se, tuttavia, nonostante queste iniziative se le possa, a buona ragione, intestare, il M5S non passa all’incasso, non ne trae vantaggi sul piano del consenso elettorale vuol dire che la sua azione evidentemente non convince, non rassicura a fronte di una situazione economica pesante, resa evidente dai dati della produzione industriale e dalla recessione, pudicamente definita “tecnica”, nella quale l’Italia è caduta nonostante il proclamato carattere espansivo della manovra contenuta nella legge di bilancio per il 2019 riferito soprattutto al reddito di cittadinanza ed alle pensioni (quota 100) che dovrebbero mettere soldi nelle tasche di molti italiani, come si sente dire. Una manovra che, tuttavia, a molti appare insufficiente, assolutamente inadeguata rispetto alle esigenze del momento che presuppongono, per contrastare le spinte recessive, una grande mobilitazione di risorse pubbliche, le uniche capaci di realizzare in tempi brevi un incremento dell’occupazione con effetti positivi sull’economia.

Pur coinvolto nel governo che denuncia queste inadeguatezze Salvini non ne risente e continua a riscuotere maggiore apprezzamento, A destare maggiore fiducia, forse proprio per quell’equilibrio che anche nella polemica più dura mantiene, forse perché la Lega, tutto sommato, è vista come forza di governo perché amministra, con successo, le regioni più ricche e più efficienti dell’Italia settentrionale. Perché quel leader che ha portato il Carroccio dai minimi storici del dopo Bossi ad essere forza maggioritaria nel Paese merita considerazione, perché in lui si intravede una prospettiva politica di lungo termine, da quando ha abolito la parola “Nord” nella denominazione del partito che è divenuto di fatto un movimento nazionale come attesta il rilevante consenso elettorale nelle elezioni del 4 marzo 2018 anche al Sud ed il risultato del 10 febbraio in Abruzzo.

La strada che Salvini ha intrapreso è ormai spianata, deve solo saperla percorrere con determinazione e coerenza. E lo farà ampliando il programma come si deve ad un uomo di governo che ambisca ad essere riconosciuto come uno statista, come uno - per dirla con de Gasperi - che guarda alle future generazioni, che predica “Sovranismo” ma che è pronto ad operare in Europa purché questa cambi e diventi l’espressione dei popoli e delle nazioni del continente politicamente più antico, culla della democrazia e della libertà. Nella sfida che la Lega e tutto il centrodestra si apprestano ad affrontare quando il 26 maggio saremo chiamati a votare per il rinnovo del Parlamento europeo dove sarà necessario mediare tra interessi a volte contrastanti di Stati e di economie nazionali che devono comprendere che nel mondo globalizzato non c’è spazio per i singoli, che di fronte ai colossi dell’economia mondiale, dagli Stati Uniti alla Cina, dal Brasile all’India solo l’Europa unita può guadagnare la sua fetta importante di produzioni e commerci avendo elevata tecnologia, fantasia e volontà capaci di competere sul mercato globale.

13 febbraio 2019

 

 

In Abruzzo un test impietoso per il M5S. Paga errori di Governo e amministrativi (Raggi)

di Salvatore Sfrecola

 

Come tutti si attendevano, le elezioni regionali in Abruzzo non indicano soltanto lo stato dei partiti in quella regione. L’Abruzzo è regione di confine tra Nord e Sud, in continuità con Roma, la capitale, dove si fa politica, parlamentare e di governo, porta sul meridione dove la Lega è impegnata da tempo a farsi spazio, con crescente successo. Un successo che Matteo Salvini ha costruito dal Governo cavalcando il tema della sicurezza e della immigrazione, che interessa in forme varie tutta Italia, coinvolgendo il Movimento 5 Stelle che, tuttavia, soffre perché impegnato sulle questioni dell’economia, del lavoro e delle grandi opere che ne offuscano l’immagine erodendo i consensi che avevano fatto di Luigi Di Maio e dei suoi la novità della politica soprattutto nelle elezioni del 4 marzo 2018. Sennonché la novità è stata modesta, il Governo ha avuto grandi difficoltà nella definizione della legge di bilancio, l’introduzione del “reddito di cittadinanza” appare ricco di problematiche attuative, non è alle viste quel grande investimento in opere pubbliche che tradizionalmente gli stati mettono in campo per contrastare la stagnazione dell’economia, evidente nella timida affermazione dei media sull’Italia in recessione “tecnica”. Anzi l’opposizione drastica alla ferrovia Torino-Lione portata avanti con argomentazioni speciose, facendo finta di ignorare che quella è una tratta di un corridoio europeo (n. 5) che deve collegare il Portogallo all’Ucraina, è emblematica di un atteggiamento astratto, velleitario, vagamente ecologista ma evidentemente contraddittorio in quanto trascura l’esigenza di abbandonare il trasporto su gomma delle merci da e per i grandi porti italiani ed europei, da Genova a Rotterdam, quelle merci che impegnano quotidianamente migliaia di TIR carichi di container. No TAV ma sì alle piccole opere, dicono i 5Stelle, alle manutenzioni necessarie in un Paese che, a partire dal ponte Morandi di Genova, ha dimostrato di aver trascurato per evidente incapacità organizzativa ma anche per assenza di risorse, mai recuperate in modo sistematico dalla vasta area degli sprechi. Comunque le piccole, le tante piccole opere non decollano dando dimostrazione della incapacità di andare al di là del dire.

È in questa politica l’immagine deteriorata del M5S, scarso al Governo del Paese ma anche nella gestione amministrativa, come dimostra Roma dove il Sindaco Raggi, al di là delle poche cose che ha fatto, attesta di una incapacità di guidare una grande città con tutte le sue molteplici difficoltà, antiche e più recenti, quotidiane. Lo sentono i romani ed evidentemente l’hanno sentito i tanti cittadini della capitale di origine abruzzese, quanti da quella regione lavorano a Roma e quanti dalle rive del Tevere si spostano per lavorare in Abruzzo o per passarvi le vacanze invernali ed estive nelle magnifiche montagne innevate e sulle spiagge assolate dell’Adriatico.

Per questo dico da sempre che i partiti non devono trascurare il ruolo politico di Roma, le esperienze e le sensazioni dei cittadini della capitale, un miscuglio di provenienze regionali che mantengono rapporti con le aree di provenienza, soprattutto meridionali. Questi “romani” di recente generazione trasmettono a parenti e amici delle regioni del Sud i giudizi che maturano sui partiti che governano e che amministrano. E questo inevitabilmente ha penalizzato in passato il Partito Democratico ed oggi il M5S perché Di Maio e compagni non vanno bene al Governo, ma vanno malissimo nella gestione della Capitale.

“Il potere logora”, diceva Giulio Andreotti. Tuttavia aggiungeva “è meglio non perderlo”, cosa non facile, perché giorno dopo giorno l’azione politica e amministrativa è sotto gli occhi dei cittadini che ne traggono le conseguenze, quando sono chiamati a votare.

11 febbraio 2019

 

 

 

CIRCOLO DI CULTURA E DI EDUCAZIONE POLITICA

REX

“il più antico Circolo Culturale della Capitale”

71° CICLO di CONFERENZE 2018-2019

***

“Mestieri che scompaiono, nuove professionalità, conquiste scientifiche, progressi o regressi per l’uomo”

Su questi temi parlerà

Domenica 17 febbraio alle ore 10.30

il Professore Avvocato

 EMMANUELE F.M. EMANUELE

“L’ INTELLIGENZA ARTIFICIALE E LA ROBOTICA:

IL NUOVO MONDO CHE CI ASPETTA”

***

Sala Italia presso “Associazione Piemontesi a Roma”,

via Aldrovandi 16 (ingresso con le scale), o 16/B (ingresso con ascensore)

raggiungibile con le linee tramviarie “3” e “19” ed autobus, “910”,”223”, “52” e “53”

Elogio di Camillo (Zuccoli)

di Michele D’Elia

Direttore di Nuove Sintesi

 

Nel 1972, rientrato dal servizio militare, come membro dell’Alleanza Monarchica feci in tempo a votare contro l’adesione del P.D.I.U.M. al M.S.I. e come membro del F.M.G., battevo la Lombardia in cerca di nuovi frutti.

Camillo è il frutto migliore che io abbia incontrato; Egli era già tra i giovanissimi dell’A.M.

Studente di liceo Lui, insegnante di prima nomina io, entrammo subito in sintonia. Ci univa quel sentimento di amor patrio che si sintetizza nella Monarchia, e che usiamo definire fedeltà al Re e alla Patria.

Il giovanissimo Camillo era continuamente in movimento nell’Alleanza Monarchica ed in generale nel mondo della cultura, della politica e della diplomazia.

Conobbi i Suoi genitori e fui ospite, più volte, nella casa avita di Iseo.

In anni più recenti ho avuto l’onore di essere ospite Suo e della signora Ursula nella casa di Roma, dove conobbi i Suoi figli, ancora bambini, e dove mi rivedo. Anch’Egli era venuto a casa ed aveva conosciuto i miei genitori.

Nel 1998 il grande balzo: Ambasciatore del Sovrano Militare Ordine di Malta a Sofia, dove da tempo frequentava Re Simeone. In veste di Ambasciatore ha fatto solo del bene.

Negli anni percorremmo strade diverse, a volte con accenti polemici, ma sempre leali, come avviene tra uomini liberi. Fummo quindi lontani, poi vicini, poi ancora lontani e finalmente vicinissimi. La sua ultima mail è del 27 gennaio. Tra il 2 e il 3 febbraio Egli cessa di vivere.

Generoso, Camillo ha servito l’Italia e la Monarchia. Lavorando sino alle ultime ore di vita ci ricorda che la morte in ozio stupido non ci può trovare.

Iseo, 6 febbraio 2019

 

(da http://monarchicinrete.blogspot.com)

 

Toninelli indisciplinato. Consegna l’analisi costi/benefici della TAV a Francia e alla Commissione UE ma non ai colleghi di governo

di Salvatore Sfrecola

 

Ha una strana considerazione della collegialità del Governo il Ministro delle infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, il quale ha consegnato all’ambasciatore di Francia in Italia, Christian Masset, l’analisi costi/benefici relativi all’appalto del tratto Torino Lione del corridoio europeo n. 5, Francia – Ucraina, senza averne prima informato il Presidente del Consiglio. Né Giuseppe Conte, infatti, né i vicepresidente Salvini e Di Maio sanno nulla del rapporto della Commissione di studio incaricata di analizzare l’impatto della nuova linea ferroviaria sul bilancio pubblico e sull’economia del Paese. Al di là del fatto che non si conoscono i parametri della valutazione rimessi alla Commissione, è singolare, Salvini lo ha definito “abbastanza bizzarro”, che quelle valutazioni, sulle quali il Governo sarà chiamato a decidere se realizzare o meno la ferrovia o ridimensionare il progetto, siano note a Parigi ed a Bruxelles e non a Roma, se non nelle segrete stanze di Piazza di Porta Pia, dove hanno sede gli uffici di Toninelli.

Anche la Commissione Ue, infatti, “ha ricevuto l’analisi costi-benefici” da parte dell’Italia e “ora la analizzerà”, conferma all’Ansa il portavoce del Commissario Ue ai trasporti Violeta Bulc. Ma in una relazione internazionale l’Italia doveva essere rappresentata dal Presidente del Consiglio oltre che dal Ministro delle infrastrutture, se non altro per quel garbo costituzionale che è necessario per mantenere il senso della collegialità e della colleganza.

Non solo, ad aggravare la sensazione di scollamento nell’Esecutivo giunge l’annuncio del ministero dei Trasporti che “Il Mit ha condiviso con il Governo francese, nella persona dell’ambasciatore di Francia in Italia, l’analisi costi-benefici sul progetto Tav Torino-Lione, come concordato dai Ministri Borne e Toninelli, prima della sua validazione e pubblicazione da parte del Governo italiano”. Insomma, si rimette a Francia e Commissione UE un documento ancora da “validare”. Non c’è veramente limite all’improvvisazione dell’effervescente ministro che baldanzosamente rivendica la sua competenza “esclusiva” ed una “prassi”, secondo la quale si informa prima l’interlocutore francese che il governo italiano, comunque certamente anomala, soprattutto in considerazione della valenza politica del confronto in atto tra alleati di governo. Qualcuno avrebbe dovuto spiegargli che, se è certamente inadeguata la disciplina del Governo che si ricava dall’art. 92 della Costituzione, ha sempre sopperito una “deontologia” costituzionale che vincola al rispetto dello “spirito” della propria funzione in rapporto alla collegialità del Governo assicurata dalla funzione di indirizzo e coordinamento del Presidente del Consiglio (ex art. 5 Cost.) che peraltro neppure era stato informato.

Non ci vuole altro per destare il sospetto che si sia voluto evitare di offrire argomenti alla polemica SI TAV-NO TAV alla vigilia di una importante scadenza elettorale, come il voto regionale in Abruzzo. Forse che quella valutazione costi/benefici ha lati deboli? Così contribuendo ad alimentare la polemica tra Lega, che vuole la TAV, e M5S che non la vuole, con la speciosa argomentazione che è meglio fare tante piccole opere anziché farne una grande. Speciosa, perché in questo Paese, come non si va avanti con la TAV, è ferma anche la manutenzione delle opere minori ma certamente importanti per la sicurezza dei trasporti, perché sappiamo, come ci dimostrano giorno dopo giorno le inchieste giornalistiche, che ponti e viadotti sono spesso in condizioni precarie, che piloni fondamentali per la loro tenuta sono erosi dalle condizioni climatiche e dalla trascuratezza dei gestori, quando non da una inadeguata realizzazione dei lavori. In ogni caso il più elle volte quelle opere sono state progettate per sostenere carichi decisamente inferiori a quelli che lo sviluppo dei mezzi di trasporto registra oggi.

8 febbraio 2019

L’ascensore sociale è fermo? Perché il merito non è riconosciuto nell’unico modo possibile, con adeguata retribuzione - di Salvatore Sfrecola

FRAMMENTI DI RIFLESSIONI - del Prof. Avv. Pietrangelo Jaricci

1941 monta l’ostilità al Fascismo. E la gente guarda alla Corona immaginando la sconfitta - di Salvatore Sfrecola

 

 

 

 

 

 

 


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